Il dolce da pic nic

Tutti pronti per domani? Che fate di bello?
Noi andiamo a fare un bel pic nic ^^
E sono due giorni che impacchetto la roba da portarmi dietro per il cestino!
Ma a parte i piatti classici e quelli di cui non se ne può fare a meno (leggi: le fragole!) ho pensato che sarebbe stato carino avere anche un dolcetto da gustare in pieno sole e tranquillità!
E non c'è niente di meglio che squagliare un po' di cioccolata per un tocco di sana golosità!
Oggi quindi vi propongo un bicchierino, da lasciare in freezer fino all'ultimo minuto per poterlo gustare a fine pasto alla giusta consistenza!
In verità è un bicchierino che ho già fatto e rifatto diverse volte e ogni volta aggiungo un pezzo o un ingrediente nuovo!
La base è sempre la stessa, la classica crema al limone, l'aggiunta stavolta viene dal cioccolato che ho ricevuto al posto delle uova per pasqua (ma voi potete usare anche le uova di pasqua) e dalle codette avanzate per la festa di Cecilia.
E ora... buon pic nic a tutti!

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giovedì 24 aprile 2014

Le pain tordu - La via dei sapori


Un'altra ricetta per il nostro viaggio culinario francese!
Questa volta mi sono sentita particolarmente ispirata e ho voluto bissare. Nei ritagli di tempo ho cercato una ricetta che raccontasse un po' la Francia ma non troppo comune perchè lo scopo era anche mettersi in gioco.
Alla fine ho scelto un pane, complice un assaggio (un bel morso a dire il vero) al pane appena comprato dalla mia amica nella paneteria sotto casa.
Ecco qui il mio pane, non la baguette, perchè, lo ammetto, ero tentata ma non avevo lo stampo. Il mio contributo è il Pain Tordu. 
Si tratta di un pane tradizionale della regione del Limosino, una zona che costituisce il centro geografico della Francia, il "cuore". 
Questo pane è "tordu", cioè piegato (o attorcigliato, per meglio dire) ed è da qui che prende il suo nome. 
Quello che avveo assaggiato a Parigi mi aveva colpito per la bella crosta e la mollica soffice. 
Il mio ho scoperto che si mantiene bene e dopo due giorni era ancora con queste caratteristiche.

Ve lo consiglio perchè buono e scenografico. E poi un po' diverso dalla solita baguette, giusto?

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mercoledì 23 aprile 2014

Il mio quinto quarto: il fegato dei piccoli

Buongiorno e bentrovati a tutti quanti!
Avete passato una buona Pasqua? La nostra è stata un susseguirsi di disavventure iniziate in verità prima di Pasqua, quando si è rotto il cambio alla macchina. Che ovviamente non ci hanno ridato per Pasqua quindi abbiamo dovuto prendere di corsa il treno per passarla con il resto della famiglia giù a Roma!
E vabbè, alla fine però dopo qualche ora in compagnia già ci eravamo scordati della cosa! Peccato che nella fretta ho scordato a casa le uova da portare ai piccoli di casa e non vi dico in che stato le ho trovate... va sorvoliamo che è meglio!
Parliamo invece della sfida mtc di questo mese! Il quinto quarto. Quando ho iniziato a leggere subito il mio primo pensiero è stato: passo. Stavolta passo.
Sono romana, è vero, ma odio la trippa, la coratella e la testina. Una strana romana come dice mio padre. Ma c'è un pezzo che adoro. E anche se di romano non ha nulla a me piace anche perchè c'è una storia legata a questo piatto.
Allora, il mio quinto quarto è, e l'avevate già capito dalle foto, il fegato. Ma questo ha la particolarità dei porri. Non solo come abbinamento, ma come storia soprattutto.
Dovete sapere che il fegato era uno dei "piatti forte" di mia nonna ma benchè piacesse tanto ai grandi, a noi bambini faceva storcere il naso e la vista delle cipolle di certo non aiutava a mandarlo giù. Sapete cosa si inventò allora mia nonna per rendercelo più buono? Cambiò le cipolle con i porri. Più dolci e meno intensi di sapore.
Che ci crediate o no dopo il primo assaggio scettico a tutti noi è piaciuto questo piatto che ovviamente non facevamo mai assaggiare ai grandi perchè era nostro.
Il fegato dei piccoli. Nonna lo chiamava così.
La mia unica aggiunta è stata un po' di sale nero a fine cottura.
E ora vi lascio al fegato dei piccoli modificato sperando possa piacere anche a chi il fegato non lo mangia!

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martedì 22 aprile 2014

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Salame vichingo - Manuale di Nonna Papera

E' arrivato il venerdì prima di Pasqua. E oggi ci salutiamo per qualche giorno.
Ma non potevo proprio andarmene così, volevo fare una ricetta in copagnia della nonna che tutti abbiamo in comune. Lei che la settimana scorsa, per fare spazio al contest "la via dei sapori", è stata un po' messa da parte.
Ma sappiamo com'è fatta nonna Papera, giusto? Non se la prende mica! Però per Pasqua non poteva mancare questo dolce che, almeno a casa nostra, si fa solo in questa occasione. Di uovo, come le cotolette, ricordate? Sinceramente non sapevo di avere tutte queste tradizioni legate a Pasqua, me ne sto accorgendo in questa settimana.
Ma, Pasqua a parte, questo salame si presta per tantissime occasioni, anche per un gradito regalo quando si è invitati a cena e si scopre di non avere la farina. A me è capitato e mi sono fiondata al supermercato per andarla a comprare di corsa, ma la prossima volta non mi scorderò del salame!
Anzi, fa anche un bell'effetto nella sua carta oleata, legato con dello spago, o magari spolverizzato di farina. Ah no, quella l'abbiamo finita!
Bando alle chiacchiere, vi lascio e ci vediamo la settimana prossima. Passate dei bellissimi giorni.

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venerdì 18 aprile 2014

La pizza pasquale e le tradizioni della mia famiglia "vecchia"

Questa pizza è tradizionalmente il dolce-salato che accompagna le colazioni di Pasqua della mia famiglia.
Ha una grande particolarità per quanto riguarda la mia infanzia: veniva mangiato solo da mia madre. A me e mio padre proprio non piaceva ed è strano, a pensarci ora, a come storcessi la bocca solo a sentire il profumo di quella torta salata.
Era accompagnata dalla corallina, salame che non riesco mai a trovare qui a Milano, e dalle uova sode, tutte accuratamente disegnate la sera prima da noi che, dopo cena, ci riunivamo in questo nostro rituale.
Ma per fortuna c'erano anche i dolci per i palati più tradizionali. La torta variegata e la torta margherita che accompagnavano le mille uova di cioccolata aperte quella mattina.
Diciamo che ci alzavamo da tavola alle 11 se andava tutto bene!
E questa è una cosa che un po' mi manca. La facciamo ogni anno, è vero, e abitando così lontani le feste è d'obbligo passarle insieme, però mi manca passare quegli stessi momenti con la mia famiglia "nuova", non i miei genitori, ma mio marito e mia figlia.
E creare delle tradizioni tutte nostre, festeggiando la mattina di Pasqua soli noi 3. 
Certo, se poi penso che dall'anno prossimo mi separerà un'oceano dalla mia "vecchia" famiglia... bhè, allora ci ripenso subito e mi godo appieno tutti i momenti a casa dei miei genitori dove sono ancora quella che ti sgrida perchè non stai curando l'abbinamento dei colori delle uova sode!

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giovedì 17 aprile 2014

La mia ricetta francese per "la via dei sapori"

Eccomi qui con la mia ricetta francese per il contest a 4 mani "la via dei sapori".
Devo dire che ce n'è stato di materiale su cui lavorare, abbiamo scelto la Francia come prima tappa e con tutti i piatti tipici che ha è stato un caos scegliere solo una pietanza.
Complice il mio viaggio a Parigi dove ho assaggiato di tutto di più di questa gustosissima cucina, la mia scelta è ricaduta su un qualcosa di cui ne sono ghiotta e che ho mangiato a vagonate in qualsiasi ristorante: il patè di fegato per eccelleza, il foie gras.
Ok, ora i miei lettori si divideranno in due gruppi: quelli che storceranno la bocca al solo pensiero e quelli a cui gli verrà l'acquolina.
Perchè se c'è una cosa che è certa è che, per fortuna, non tutti hanno gli stessi gusti!
Io per esempio amo tutti i tipi di fegato ma ancora stoco la bocca per il caviale. Che ci volete fare?
Ma, tornando a parlare del patè, la mia decisione è stata definitiva la mia ultima sera a Parigi, quando ho assaggiato un patè che all'interno aveva un tartufo. Una vera scoperta. 
Il sapore inconfondibile del fegato viene accompagnato da quello forte del tartufo in un'esplosione di sapore, delicato ma deciso, che mi è rimasta impressa per tutta la fine del viaggio.
Avevo ancora in mente quel sapore quando ho tentato l'esperimento: unire al patè di fegato una crema al tartufo, per sentire quel lieve aroma tartufato in ogni boccone.
Certo che il patè di oca o anatra dal macellaio proprio non l'ho trovato quindi ho ripiegato su quello... di pollo!

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mercoledì 16 aprile 2014

I perchè che fanno riflettere e cambiano le tradizioni

Ieri un questito ha attirato la mia attenzione, uno dei tanti perchè della mia bambina è arrivato a non avere una risposta. No, non era una domanda difficile, anzi, era una di quelle davvero stupide. Ma la risposta non la conoscevo e non sapevo nemmeno dare una spiegazione.
Ma veniamo alla domanda e al suo contesto. Ero in cucina intenta a far diventare un carrè di agnello delle cotolette. Si avvicina Cecilia e inizia la sua sequenza (fra l'altro... ma i perchè iniziano già adesso?!!!). "Mamma che fai?" "Taglio l'agnello" "Perchè?" "Perchè così diventano costolette" "Perchè?" "Perchè mi sono scordata di chiederlo a Roberto (il macellaio)" "Pranzo?" "no amore, sono per Pasqua" "pranzo?" "no Cecilia, le costolette si mangiano a Pasqua" "perchè?" "perchè... perchè... non lo so!" "pranzo?" "ma si dai! Pranzo!" 
Ecco qui più o meno il nostro dialogo. Solo che lei se ne è andata tutta contenta dalla cucina e io mi sono arrovellata il cervello sul perchè mangiassi cotolette impanate solo a pasqua. Sapete una cosa, non lo so! Le ho sempre mangiate solo a Pasqua, fin da bambina, e deve essersi insinuata questa cosa dentro me che mi fa scordare che esistono fino all'arrivo di Pasqua, appunto.
Ma non ha senso! E poi sono così buone che veramente mi domando come faccio a scordarmi di loro nel resto dell'anno.
Non lo so, fatto sta che ieri ce le siamo proprio gustate, forse anche meglio che a Pasqua quando a tavola saremo più di 20 e a me arrivano sempre fredde!

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martedì 15 aprile 2014

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I biscotti e la promessa del ritorno a Parigi

Inizio la settimana con una promessa. La promessa è quella di tornare ad accompagnarvi nel mio viaggio gastronomico di Parigi appena finisce il delirio di Pasqua.
Infatti questa settimana il lunedì parigino salta per delle ricette a tema, mentre la prossima ovviamente il lunedì è festa. Ma poi si torna alla carica. E il prossimo post parigino vi farà venire fame solo a leggerlo! 
Però datoc he in fondo mi sento in colpa per aver saltato il post oggi, mi faccio perdonare con una ricetta dolce dolce. 
Dolce ma leggera dato quello che dovremmo affrontare nei prossimi giorni in quanto a mangiate (o dovrei forse dire abbuffate?!!). 
Quindi dei biscotti con farina di riso, che risultano molto più leggeri, ma impreziositi dalle gocce di cioccolata. Perchè alla leggerezza ho voluto abbinare anche il gusto!
A dire il vero in corso d'opera sono stata tentata di aggiungere anche del cacao, ma la fortuna (o sfortuna!) volle che nella mia dispensa non sono riuscita a trovarlo quindi questa ricetta light doveva essere e light è stata!
Con questa ricetta potete anche fare i diamantini, basta rotolare i biscotti nel cacao o nello zucchero e ovviamente fare dei cilindri da mettere in frigo molto più piccoli!
Se invece come me usate degli stampi potete benissimo saltare il passaggio in frigo, specie se andate di corsa!

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lunedì 14 aprile 2014

Le mie prime (povere) colombe

Questo è davvero il mio primo esperimento di colomba.
Un esperimento mezzo fallito a mio avviso, e ora vi spiego subito il motivo.
Vi ricordate, ieri mi lamentavo del mio "giorno no" ma non vi ho spiegato il motivo, presa com'ero dalla sorpresa delle mie amiche.
Ecco, oggi vi spiego il motivo che è anche legato a queste mie prime colombine.
Allora, avevo gente a cena la sera del "giorno no", una coppia di nostri amici di vecchia data, e fino al pomeriggio era andato tutto bene. L'impasto cresceva, la cena era già pronta e solo da infornare verso le 18 e io avevo pulito casa, fatto la doccia a me e al cecio e mi preparavo ad apparecchiare la tavola in maniera un po' più accurata del solito dato che per loro era la prima volta che vedevano casa "nuova". 
Avevo appena finito di apparecchiare con il servizio che apparteneva alla mia bisnonna, delicatissimo, ridotto a soli 4 piatti piani (ma 8 fondi e 12 da frutta!) quando squilla il citofono. 
Non possono essere loro, così in anticipo, mi domando mentre pensavo che ero ancora in tuta.
No, infatti, era un'altra coppia, in verità il ragazzo, un amico di Federico, passato per caso qui a Cernusco gli è venuta la brillante idea di farci visita e con l'occasione di presentarci la sua nuova ragazza (ne cambia una ogni mese più o meno, ormai ho perso il conto). 
E fino a qui poteva anche starmi bene, sono entrati, si sono accomodati e dopo un po' lei mi fa la domanda "ma aspettavate qualcuno? Vedo apparecchiato." Ecco, era impossibile non vedere la tavola dato che salotto e sala da pranzo sono da un capo all'altro della sala. E dopo aver spiegato che sì, avevamo gente a cena, hanno semplicemente chiesto se potevano unirsi.
Ok, forse sono io l'esagerata ma in questi casi non ci si dovrebbe autoinvitare ma aspettare che lo facciano i padroni di casa, giusto? O almeno, io l'ho trovata un po' una sfacciataggine.
Ma vabbè, la roba da mangiare c'era, i posti a tavola anche, sono andata a togliere il servizio della mia bisnonna e abbiamo "aggiunto due posti a tavola".
Ho infornato le mie minicolombe con tutta la delicatezza del caso (mi agito sempre con gli impasti che non conosco al momento di infornare). Metto il timer, mi scuso e vado a vestirmi.
Torno di là e vedo la ragazza del nostro amico che armeggia con il MIO forno. Mi precipito in cucina perchè ho pensato che era successo un macello, che ne so, è bruciato tutto, ha fatto scintille il forno o peggio.
E inevece no, non era successo nulla. Aveva voluto veder la cucina "perchè mi dicono che cucini bene ed ero curiosa" e aveva notato la cena fuori dal forno decidendo, semplicemente, di aprire il forno, levare le colombe, e infornare la cena.
Cioè... aveva levato le mie colombe dal forno. E aveva infornato la cena un'ora prima.
Come non le sia saltata al collo o non le abbia urlato dietro per me resta un mistero. 
Comunque le mie povere colombe non sono per niente lievitate, erano buone ma non alte e soffici. Però la cena si è salvata.
Mi serva da lezione, la prossima volta non ci penso due volte a chiudere a chiave la cucina (o a non far restare gente a cena, ma quello dipende da chi è!!!).

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venerdì 11 aprile 2014

La legge del karma

Ci sono dei giorni in cui si ha voglio di urlare contro tutti, in cui sembra che anche dopo una gran fatica non se ne viene nulla se non un gran mal di testa a fine giornata.
Ecco, ieri è stato il mio "giorno no" della settimana. 
Ho una teoria sui giorni no, l'ho ideata da piccola quando succedeva qualcosa di tremendo (leggi: un brutto voto o una delle tue amiche che ti parlava alle spalle) allora, funziona così: se oggi è successa una cosa che mi ha reso brutta la giornata, domani ne succederà una bella per compensare. 
A volte pianificavo anche le mie interrogazioni così, ero alle medie, dai miei ricordi, e mi sembrava di aver dato un senso alle brutture della vita con questo metodo.
Ora la penso in un modo un po' diverso ma spesso mi ritrovo a pensare che, se oggi mi è andato male quelcosa, domani andrà decisamente meglio. 
E il karma (che, benchè mi rincresce, non ho decisamente inventato io) mi ha appena fatto visita.
Suona il postino (sorvoliamo sul fatto che sono scesa in vestaglia) e che mi arriva per posta? Una colomba che mi hanno mandato le mie amiche che non vedo a Pasqua. C'è anche un bigliettino di accompagnamento che non vi leggo tutto ma la frase finale, quella che mi ha cambiato ancora in meglio la giornata: "appena arriva il pacco avvisaci, la sera stessa ci facciamo una fetta tutte insieme via skype"!
Che aggiungere... il metodo funziona!!! Provare per credere.
Tornando a parlare di ricette vi lascio con il "coniglio pasquale", ricetta di mia nonna che non mancava mai nei suoi pranzi di Pasqua e Pasquetta.

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giovedì 10 aprile 2014

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